HILLARIANI
buone notizie (o perlomeno: let us pretend that…) sul fronte hillariano: dopo l’endorsement di Ipazia (scelgo lei over Teddy&Kerry tutta la vita!), l’altro giorno un altro hillariano came out (of the closet - ebbene si, essere di sinistra e pro-Hillary è peggio che essere gay sulle montagne altomolisane), via email:
Caro nullo,
ti butto lì una breve considerazione circa l’esito, al momento infausto della primarie democratiche negli States. Da hillariano (siamo pochi e, a giudicare dall’articolo del Correre di oggi, manco troppo buoni) mi corre l’obbligo di sfatare almeno uno dei tanti miti che ronzano attorno alla vicenda.
Probabilmente anche a causa della mancanza di fair play di Obama, è opinione comune che l’elettorato dell’una sarebbe a portata di mano dell’altro, ma non viceversa!
È vero che l’infatuazione dei mass media per Obama ha portato alle urne un numero incredibile di elettori solo potenziali ma non scordiamoci della regola: “senza la California nessun democratico può raggiungere la casa bianca”.
Un ipotetico scontro McCain – Obama in California sarebbe dagli esiti affatto scontati. Il popolare governetor ha dimostrato grande ammirazione per il vecchietto stravagante repubblicano e il voto degli ispanici, al momento massicciamente pro-hillary non è affatto detto che, fra i due, finirebbe per confluire nelle tasche di Obama, considerando che McCain si occupa di immigrazione clandestina, con posizioni che in Italia non ha neanche Bertinotti, molto più del suo eventuale avversario.
Se a tutto ciò si aggiunge che il grande tema della campagna elettorale sarà la recessione (tema su cui Bill scalzò un presidente in carica) già immagino che i dibattiti economici Obama – McCain saranno molto simili ad una puntata della corrida.
Poi l’altra sera al pub un’amica obamanic della prima ora - well-educated, New England, cosmopolitan, you know what i mean - mi ha confessato di non essere più tanto sicura; gli americani, sostiene ora l’obamanic pentita, stanno votando in massa per Barack Hussein for all the wrong reasons! (imagine that said by someone who had already read both of Obama’s biographies by the time most people realized such a man existed, and you get the significance of the change of mind).
La stessa sera, nello stesso pub, un altro amico, Robert Redford-type liberal, confessava la sua passione politica per Hillary. Condite tutto ciò con lo scetticismo dell’Economist, e potremmo quasi esserci.
Il nostro appuntamento col destino è, ovviamente, il 4 Marzo; ma una sorpresa Martedì - dopo, magari, una gran bella figura dell’Inter ad Anfield Road - in Wisconsin non sarebbe affatto male.